Cinema Alitalia
Il salvataggio di Alitalia è il film del take over estero più lungo e sofferto nella storia dell’aviazione civile. Una tragicommedia lunga dodici anni (e il conteggio va avanti). Le criticità che allontanano gli investitori sono ricorrenti. Nel 2000 Klm si sfila dall’alleanza con l’Alitalia di stato perché i localismi del nord negano la chiusura di Linate che avrebbe permesso lo sviluppo di Malpensa come hub internazionale. 2002: i francesi di Air France (loro sì che s’alleano con Klm) entrano nel consiglio di amministrazione, influenzano Alitalia nella prospettiva di un acquisto futuro. 2008: i francesi sono pronti a offrire 5 miliardi (debiti compresi) ma lasciano: compagnia non profittevole, troppe resistenze sindacali che frenano una necessaria ristrutturazione.
19 AGO 20

Il salvataggio di Alitalia è il film del take over estero più lungo e sofferto nella storia dell’aviazione civile. Una tragicommedia lunga dodici anni (e il conteggio va avanti). Le criticità che allontanano gli investitori sono ricorrenti. Nel 2000 Klm si sfila dall’alleanza con l’Alitalia di stato perché i localismi del nord negano la chiusura di Linate che avrebbe permesso lo sviluppo di Malpensa come hub internazionale. 2002: i francesi di Air France (loro sì che s’alleano con Klm) entrano nel consiglio di amministrazione, influenzano Alitalia nella prospettiva di un acquisto futuro. 2008: i francesi sono pronti a offrire 5 miliardi (debiti compresi) ma lasciano: compagnia non profittevole, troppe resistenze sindacali che frenano una necessaria ristrutturazione. Emergenza. Lo stato scarica i debiti sui contribuenti. Arrivano i capitani coraggiosi, privatizzatori sui generis, esponenti di un capitalismo egoistico e provinciale. Il loro compito? Apparecchiare Alitalia per la presa parigina. Taglio dei costi e pochi ricavi riducono il perimetro del vettore che fatica a reggere la competizione dei colossi e delle low cost, complice la crisi. Autunno 2013, cinque anni dopo: rischio fallimento. Alitalia privata perde più di quand’era pubblica. Il governo getta le Poste nella mischia per contribuire alla ricapitalizzazione e quindi incentivare un investitore a entrare nel capitale. Air France, allora il socio singolo più forte, si sfila. Ecco gli emiratini di Etihad, alleati dei francesi (condividono rotte e sinergie operative). Pretendono quello che non è mai stato fatto, in un colpo, per assumere il controllo di fatto di Alitalia con 400 milioni: esuberi per 3.000 dipendenti (su 12.500), un decreto legge per levare le limitazioni sui voli da e per Linate (in caso, Malpensa diventerebbe scalo per cargo e low cost), Intesa e Unicredit devono rinunciare ai crediti e accollarsi parte dei debiti, vanno modernizzati gli zoppicanti collegamenti ferroviari romani per fare di Fiumicino un hub europeo, la politica in ogni forma fuori dalla governance. Il ministro Lupi da mesi vende un altro film, propaganda il “rilancio”. Ma questo è un salvataggio a condizioni draconiane. Dilatare i tempi delle trattative giova agli arabi: si va a ridosso delle elezioni europee, quando un governo è più vulnerabile. Il premier Renzi ieri ha battuto un colpo: “Ci stiamo lavorando”. Vedremo. Nel dubbio, continuate a contare.